Sentenze G.A e G.O PCM-DIPE-CIPE anno 2020

Numero SentenzaMemorie
CT 3184/2014 C.d.S., IV, 4338/2020La causa è incentrata sulle procedure relative ad avvisi pubblici attivati dalla PCM-DIPE per il conferimento di incarichi di provenienza politica e di natura fiduciaria (intuitu personae).
Il Supremo Collegio ha affermato, recependo integralmente la posizione erariale, che, in tali casi, non può ritenersi sussistente un obbligo alla nomina da parte dell’autorità politica, in ragione delle facoltà ampiamente discrezionali della stessa.
Tali procedure, rileva, si articolano in un previo momento di selezione dei candidati improntata a criteri di concorrenzialità e merito e in una successiva fase di nomina di carattere, viceversa, fiduciario ed intuitu personae riservata all’organo politico.
CT 33035/2019 C.d.S., IV, 3101/2020Oggetto della causa è l’accesso agli atti e ai documenti acquisiti dal CIPE-compresi i verbali delle sedute-nel procedimento di approvazione del progetto definitivo di un’opera strategica. Viene in rilievo la sussistenza dei limiti all’ostensione degli atti e documenti e la correlata interpretazione dell’art. 24, co 1, lett. c), L. n. 241/1990 e dell’art. 1, co 1., lett. c), DPCM n. 143/2011.
Il C.d.S., nel precisare che la norma secondaria deve essere interpretata come preclusiva dell’accesso non a tutto il materiale infraprocedimentale acquisito o formato in vista della generalità delle delibere CIPE, ma solo agli atti infraprocedimentali preordinati all’emanazione di atti normativi, amministrativi generali o programmatori o naturalmente orbitanti al livello dell’indirizzo politico, ha riconosciuto, non accogliendo la tesi erariale, il diritto dei ricorrenti all’ostensione degli atti richiesti in quanto Enti portatori di un interesse concreto e differenziato a prendere cognizione degli sviluppi del procedimento di approvazione del progetto de quo, in coerenza con il principio espresso dalla Ad. Pl. n. 10/2020, volto al minor aggravio possibile dell’esercizio del diritto suddetto e al divieto di vincolare l’accesso a rigide regole formali.
Il Collegio ha affermato, altresì, che il diniego assoluto all’ostensione degli atti preclude l’esercizio successivo del potere di differimento dell’accesso (diniego relativo).
CT 6646/2008-MI-TAR Lombardia, II, 229/2020La causa ha ad oggetto il rinnovo della procedura di VIA delle opere strategiche e il rinnovo dell’ottemperanza alle prescrizioni di carattere ambientale impartite con l’approvazione del progetto preliminare da parte del CIPE, nel caso in cui il progetto definitivo (PD) presenti delle modifiche rispetto al PP (progetto preliminare) dell’opera (art. 185, co 5, 1° periodo, D.Lgs. n. 163/2006).
Il Collegio ha affermato che nel caso in cui la Commissione VIA/VAS rilevi alcune difformità tra le due fasi progettuali e il Ministero dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare formuli, nell’ambito della conferenza di servizi, parere sfavorevole, la VIA debba essere aggiornata.
Infatti, il cit. art. 185, co 5, chiarisce che spetta alla Commissione tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale - VIA/VAS la competenza a proporre al Ministro dell’Ambiente le valutazioni in merito all’assoggettabilità alla VIA e spetta al Ministro dell’Ambiente la competenza esclusiva nell’adottare le decisioni in merito, che non può essere sostituita dalla valutazione del CIPE.
Né il parere della suddetta Commissione può essere sostituto da una valutazione del soggetto aggiudicatore dell’opera, né il proponente MIT e il CIPE possono non tener in considerazione tale aspetto.
CT 36591/2011 Corte d’Appello Roma, I civ., 2629/2020La causa, ora pendente dinanzi alla Corte di Cassazione, è incentrata sulla interpretazione da attribuire al comma 298, art. 1, L. n. 311 del 2004 (legge finanziaria 2005) in relazione all’art. 4, comma 1-bis, D.L. 14.11.2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 368/2003, in materia di misure compensative in favore degli Enti territoriali sede di siti nucleari (e confinanti con essi).
La Corte d’Appello di Roma, confermando la sentenza di primo grado del Tribunale di Roma n. 14894/2016, ha precisato, contrariamente a quanto evocato dalla difesa erariale, che l’art. 1, comma 298, della L. n. 311/2004 ha statuito che il settanta per cento (70 per cento) dell’importo derivante dall’applicazione dell’aliquota della tariffa elettrica deve essere direttamente versata all’entrata del bilancio dello Stato–anziché confluire nel conto oneri della Cassa conguaglio per il settore elettrico-per essere poi comunque destinata ai Comuni beneficiari. La norma ha, quindi, prodotto, a detta del Collegio, effetti unicamente finanziari e contabili volti ad incamerare, fino a destinazione delle risorse ai Comuni aventi diritto, le relative partite contabili fino ad un ammontare di 100 milioni di euro. La medesima disposizione, infatti, non ha disposto una correlata riduzione dell’ammontare del contributo di spettanza degli Enti locali.

CT 16808/2011 TAR Lazio, I stralcio, 10701/2020La causa, avente ad oggetto l’annullamento degli atti relativi all’approvazione definitiva di una infrastruttura strategica, si sofferma sulla speciale disciplina posta, per dette opere, dal Legislatore in materia di valutazione di impatto ambientale che prevede una speciale procedura di VIA comprensiva anche della VAS, nota anche come VIAS o “VIA speciale”.
Il Collegio, accogliendo la tesi di parte pubblica, ha affermato che, per le opere strategiche, la “VIA speciale”, inglobando anche valutazioni di tipo “strategico” in merito alle ricadute sull’ambiente dell’intervento, rende superfluo assoggettare lo stesso anche al procedimento di VAS che costituirebbe un inutile (oltre che vietato) aggravio del procedimento.
CT 1146/2013 TAR Molise, I, 98/2020La causa avente ad oggetto l’annullamento della proroga di due anni del termine previsto per l’adozione dei decreti di esproprio di cui alla dichiarazione di pubblica utilità di una infrastruttura strategica, approfondisce i termini applicabili sia alla adozione del provvedimento per la dichiarazione di p.u. che i termini per l’emanazione del decreto di esproprio nonché definisce i requisiti per la adozione della proroga della precitata dichiarazione di p.u.
Il Collegio, accogliendo la tesi di parte pubblica, ha rilevato che il D.L. n. 70/2011, che ha modificato il comma 7-bis dell’art. 165 del D.lgs. 163/2006 e il comma 4-bis dell’art. 166, in virtù dell’art. 4 comma 9 e dell’art. 4 comma 11 del DL 70/2011, si applica rispettivamente ai progetti preliminari e definitivi già approvati dal CIPE alla data di entrata in vigore del citato D.L. n. 70/2011 e cioè al 14 maggio 2011, nel caso non sia precedentemente intervenuta alcuna decadenza (cioè il superamento dei cinque anni previsti dalla previgente normativa per la adozione della dichiarazione di p.u. e del decreto di esproprio) alla medesima data del 14 maggio 2011.