Ambiente e tutela del territorio

Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile

Contesto della genesi e della sua attuazione

L’Agenda 2030 dell’ONU per lo Sviluppo Sostenibile costituisce il programma d’azione globale dei 193 Paesi membri per le persone, il pianeta e la prosperità.  L’Agenda è volta a perseguire la sostenibilità del futuro del pianeta, dei popoli e degli altri esseri viventi che lo abitano.

L’Italia vuole essere protagonista nell’azione di perseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. A ciò è indirizzata la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, elaborata attraverso un percorso partecipativo ed adottata il 22 dicembre 2017 con la delibera CIPE n. 108/2017, finalizzata ad indirizzare le politiche, i programmi e gli interventi per la promozione dello sviluppo sostenibile in Italia cogliendo le sfide poste dai nuovi accordi globali.

L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato il 25 settembre 2015 la risoluzione dal titolo “Trasformare il nostro mondo: l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”. In essa sono stati individuati 17 obiettivi globali (SDGs – Sustainable Development Goals)  e 169 target che ciascun Paese aderente si è impegnato a realizzare entro il 2030 per assicurare il benessere dell’umanità e del pianeta: dalla lotta alla fame all’eliminazione delle disuguaglianze, dalla tutela delle risorse naturali allo sviluppo urbano, dall’agricoltura ai modelli di consumo.  Conseguentemente ciascun Paese è chiamato a declinare l’Agenda in proprie Strategie nazionali per lo Sviluppo Sostenibile.

La norma di riferimento per la definizione e attuazione della Strategia 

La norma di riferimento è il decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, e sue modifiche e integrazioni, recante “Norme in materia ambientale”. In particolare l’articolo 34, comma 3, del decreto è stato aggiornato dalla legge 28 dicembre del 2015, n.221 (con l’articolo 3, commi 1 e 2). Sulla base di tale aggiornamenti il “Governo provvede alla definizione e all’aggiornamento della Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile (SNSvS) con una cadenza almeno triennale” con apposita delibera del CIPE, su proposta del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza Stato-Regioni-Province autonome ed acquisito il parere delle associazioni ambientali. Inoltre, il richiamato articolo 3, comma 2 della legge  n. 221/2015, ha stabilito che in occasione del primo aggiornamento della Strategia, questa debba contenere un apposito capitolo che considera gli aspetti inerenti alla «crescita blu » del contesto marino.

Infine, il medesimo decreto legislativo 152/2006 prevede (articolo 34, comma 4)  che a valle dell’aggiornamento della Strategia nazionale,  le  regioni  si  dotino, attraverso adeguati processi informativi e partecipativi,  di  una  complessiva strategia di sviluppo sostenibile che sia  coerente  con il livello nazionale e  definisca  il contributo  alla  realizzazione  degli  obiettivi della Strategia nazionale. A loro volta le regioni promuovono l’attività delle amministrazioni locali che dovranno dotarsi di strumenti strategici coerenti e capaci di portare un contributo alla realizzazione degli obiettivi della strategia regionale.

Le delibere del CIPE

Il CIPE aveva approvato nel 2002, con la delibera n. 57, la “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002-2010” individuando i principali obiettivi inerenti le seguenti aree tematiche: clima e atmosfera, natura e biodiversità, qualità dell’ambiente e della vita negli ambienti urbani, uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti, nonché i principali strumenti per il loro raggiungimento. Con la delibera n. 108 del 22 dicembre 2017 “Approvazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile” il CIPE ha proceduto all’aggiornamento della Strategia 2002-2010, ampliandone la prospettiva e facendo proprio il messaggio e i contenuti della richiamata Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

La SNSvS  approvata dal CIPE il 22 dicembre 2017

La Strategia è strutturata in cinque aree: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership. Ogni area si compone di un sistema di scelte strategiche declinate in obiettivi strategici nazionali, specifici per la realtà italiana e coerenti con i 169 target dell’Agenda 2030.

A livello nazionale, l’attuazione della Strategia è previsto si raccordi con i documenti programmatici esistenti, in particolare con il Programma Nazionale di Riforma (PNR) e con il Documento di Economia e Finanza (DEF).

Le azioni proposte e gli strumenti operativi dovranno inoltre conciliarsi con i molteplici obiettivi già esistenti e vincolanti previsti ad esempio dalla strategia Europa 2020.

La Strategia prevede un ruolo di coordinamento e gestione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri nella definizione di dettaglio della Strategia medesima e dei target quantitativi, nonché nel monitoraggio della sua attuazione e nello sviluppo di modelli analitici per la misurazione dell’impatto delle politiche sugli obiettivi della strategia.  Viene inoltre richiamata la collaborazione del Ministero dell’Ambiente, per quanto riguarda la dimensione nazionale, del Ministero degli esteri, per quanto riguarda la dimensione sovra nazionale e del Ministero dell’economia per il raccordo dell’attuazione della Strategia con i documenti ufficiali di politica economica. Al sistema statistico nazionale è richiesto un impegno per il miglioramento della copertura e tempestività degli indicatori utili al monitoraggio degli obiettivi. E’ inoltre prevista un’azione di stimolo verso le Regioni e gli Enti locali, attraverso  la Conferenza Unificata.

Al Ministero dell’ambiente, del territorio e del mare è anche richiesto di assicurare il funzionamento di un Forum sulla Strategia di sviluppo sostenibile aperto alla società civile e agli esperti delle varie materie, con consultazioni multi livello analoghe a quelle utilizzate per la predisposizione della Strategia cui si fa qui riferimento.

La delibera CIPE n.108 del 22 dicembre 2017, che approva la Strategia, puntualizza anche alcuni aspetti relativi alla integrazione/aggiornamento della medesima, al monitoraggio e al coordinamento disponendo:

  • al punto 2.1, che sia presentata al CIPE una ulteriore proposta di delibera per approvare, su iniziativa del MATTM di concerto con gli altri Ministeri:
    • la definizione e quantificazione degli obiettivi numerici della Strategia al 2030;
    • la ulteriore definizione delle iniziative volte all’attuazione della stessa;
    • nonché l’individuazione di metodi condivisi per il loro monitoraggio e per la valutazione del contributo delle politiche attuali e future al loro raggiungimento.
  • al punto 2.2, che il MATTM costituisca un Tavolo interistituzionale, composto dalle Regioni, dal Ministero dell’economia e delle finanze e dagli altri ministeri ai fini:
    • dell’affinamento dei contenuti della Strategia;
    • dell’identificazione delle necessarie azioni di coordinamento;
    • della predisposizione di una piattaforma informatica dedicata che costituisca inoltre il supporto informativo per il monitoraggio della Strategia medesima.
  • al punto 2.4: che il MATTM riferisca al CIPE, entro il 31 dicembre di ciascun anno, sugli esiti della rendicontazione e del monitoraggio delle azioni intraprese e sui risultati ottenuti.

La Direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri  del 16 marzo 2018

La Direttiva, registrata alla Corte dei Conti in data 4 giugno 2018, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 137 del 15 giugno 2018. Con tale atto il Presidente del Consiglio dei Ministri ha inteso strutturare compiutamente le indicazioni di governance previste nella Strategia medesima e nella delibera CIPE che la approva. Vengono in particolare esplicitati il percorso e gli strumenti per l’esercizio del ruolo di coordinamento, di monitoraggio e di indirizzo posto in capo al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché per l’aggiornamento periodico della Strategia. Si individua nel Dipartimento per la programmazione il coordinamento della politica economica la struttura incaricata di fornire supporto alla Commissione.

La direttiva, articolata per punti, individua una serie di azioni, schematicamente di seguito riassunte, funzionali ad assicurare il coordinamento complessivo delle attività:

  • Punto 1: stabilisce quale priorità del Governo il raggiungimento degli obiettivi 2030 in materia di sviluppo sostenibile in quanto impegno assunto nei confronti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite;
  • Punto 2: l’attuazione della SNSvS è operata in sinergia con il PNR;
  • Punto 3: pone in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il coordinamento:
  • dei lavori volti agli aggiornamenti periodici della SNSvS;
  • delle azioni e delle politiche inerenti l’attuazione della stessa Strategia.
  • Punto 4: ai fini del coordinamento è istituita la “Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile” presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri e  composta:
  • da tutti i Ministri
  • dal Presidente della Conferenza delle regioni
  • dal Presidente dell’UPI
  • dal Presidente dell’ANCI

o da loro delegati.

  • Punto 5: la Commissione discute ed approva una Relazione annuale sull’attuazione della SNSvS, necessaria anche al fine del suo aggiornamento.
  • Punto 6: al DIPE sono affidati i compiti di:
  • coordinare la predisposizione della Relazione annuale e curarne la trasmissione alla Commissione entro il mese di febbraio;
  • analisi e comparazione tra le azioni realizzate dal Governo e i contenuti della SNSvS, sottoponendone gli esiti alla Commissione;
  • Segreteria tecnica e supporto organizzativo della Commissione;
  • Punto 7: pone in capo a ciascun ministero le seguenti attività:
    • valutazione annuale dell’attuazione della SNSvS, per quanto di competenza;
    • analisi di coerenza tra i risultati della valutazione annuale, le azioni programmate nel triennio successivo e i contenuti della SNSvS;
    • trasmissione al DIPE dei risultati dell’analisi di coerenza corredati da rapporto di sintesi;

I punti da 8 a 10 della Direttiva prevedono ulteriori azioni dirette da parte della PCM  (punti 8 e 9) e del MATTM (punto 10). In particolare, il punto 8 prevede che il Presidente del Consiglio dei ministri possa sottoporre alla Conferenza Unificata progetti di collaborazione per le finalità della direttiva, il 9 che la Presidenza possa assumere iniziative di informazione e comunicazione riguardo l’importanza dell’Agenda 2030 e della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.


Coordinamento della Strategia Nazionale per  lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS)


Misure previste in Legge di bilancio 2018 nei settori richiamati, riferibili agli SGDs della Strategia Nazionale per lo Sviluppo sostenibile (valori in %)

Dati elaborati dalla Legge di bilancio 2018


AZIONI IN ATTUAZIONE DELLA  DELIBERA  CIPE  N.108/2017


Dissesto idrogeologico e Compensazioni per il nucleare

.

 

Con gli interventi del CIPE sono stati rilanciati i programmi nelle regioni del meridione su tematiche ambientali quali: il contrasto al dissesto idrogeologico, il collettamento-depurazione delle acque reflue, gli interventi di riforestazione-sistemazione idraulica degli alvei, gli interventi di bonifica dei siti inquinati (siti nazionali SIN e discariche in genere). Inoltre, per la difesa del suolo, attraverso misure di contrasto al dissesto idrogeologico, sono stati finanziati interventi anche nelle regioni del Centro Nord.

Le risorse FSC della programmazione nazionale e regionale sono state così finalizzate dal CIPE

  • 130 milioni per 239 interventi di contrasto al rischio idrogeologico nel Centro Nord (delibera n. 6/2012);
  • 648,5 milioni per 517 inteventi di contrasto del rischio idrogeologico nel Mezzogiorno, ai quali si sommano 26,2 milioni per la base NATO di Giugliano (NA) e 5 milioni per l’azione di sistema a titolarità del Ministero dell’ambiente e del territorio e del mare, per complessivi 679,7 milioni (delibera n. 8/2012);
  • 1.691 milioni per 223 interventi nel Mezzogiorno, destinati per la quasi totalità al superamento di procedure di infrazione comunitaria in tema di depurazione-collettamento delle acque e bonifica di discariche (delibera n. 60/2012);
  • 1.060 milioni per 93 interventi nel Mezzogiorno indirizzati alla “manutenzione straordinaria del territorio” per le problematiche di bonifica di siti e trattamento rifiuti, sistema idrico integrato, difesa suolo e forestazione (delibera n. 87/2012).
  • 42 milioni, destinati alla regione Campania, per la “messa in sicurezza del territorio mediante mitigazione dei rischi ambientali e igienico-sanitari” (30 ML) e per il progetto “recupero ambientale di aree litorali pubbliche (spiagge, aree dunali, retrodunali, pinete e costoni), del patrimonio della Regione Campania e delle aree confiscate alla camorra” (12 ML), ambiti territoriali foci fiumi Sele, Volturno, Garigliano e della Marina di Torrefumo (delibera n. 156/2012).

A decorrere dal 2014 è previsto che, ai fini della necessaria programmazione finanziaria,  entro il mese di settembre, il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare presenti al CIPE una relazione in ordine agli interventi in corso di realizzazione ovvero alla prosecuzione degli Accordi di programma, unitamente al fabbisogno finanziario necessario per gli esercizi successivi

Assegnazioni CIPE a politiche ambientali di settore 3.888,9 milioni di euro. Principali delibere CIPE su tematiche ambientali: frane e versanti, fondo nazionale per la montagna, contributi per siti con centrali nucleari ed impianti del ciclo del combustibile, manutenzione straordinaria, depurazione delle acque e bonifica di discariche, aggiornamenti piano di azione nazionale per la riduzione dei livelli delle emissioni di gas ad effetto serra, piano nazionale infrastrutturale per le auto elettriche Risorse assegnate da delibere CIPE in milioni di euro. nn.87/12 e 156/12, manutenzione del territorio: 1.102,5 (28%); nn.13/12 e 10/13, fondo montagna: 81,3 (2%); nn. 61/11,14/12 e 41/13, compensazioni nucleare: 59,4 (2%); n. 13/14, piano nazionale infrastrutturale per le auto elettriche: 145 (4%); nn. 6/12 e 8/12, dissesto idrogeologico: 809,7 (21%); n. 60/12, depurazione e bonifiche: 1.691 (43%) numero interventi per regione. Sardegna:17,Sicilia:11,Campania:57,Basilicata:76,Molise:87,Puglia:84,Calabria:185 Numero interventi per regione. Emilia-Romagna:30,Friuli Venezia Giulia:6,Lombardia:26,Marche:20,Piemonte:115,Toscana:18,Umbria:4,Valle d'Aosta:4,Veneto:16 Livello di progettazione interventi delibere CIPE nn. 6 e 8 del 20 gennaio 2012 alla data di adozione delle delibere. Stima dei costi: 20 (3%), studio di fattibilità: 32 (4%), progettazione preliminare: 409 (54%), progettazione definitiva: 226 (30%), progettazione esecutiva: 52 (7%), esecutivo in corso: 19 (2%) Stato di attuazione al 30 aprile 2014 degli interventi delle delibere CIPE nn. 6 e 8 del 20 gennaio 2012. Esecuzione di studi e indagini: 12 (1%), in attesa di avvio: 38 (5%), in corso di progettazione: 234 (27%), progettazione ultimata: 94 (11%), lavori aggiudicati: 118 (14%), lavori in esecuzione: 123 (14%), lavori ultimati: 84 (10%), dati non disponibili: 153 (18%) Edificato esistente: comparazione elementi esposti al rischio (elaborazioni su dati Consiglio Nazionale Geologi 2010) per Edifici residenziali, Scuole e Ospedali

Aggiornamento in materia di dissesto idrogeologico:

La delibera CIPE n.32 del 20 febbraio 2015

Con la delibera n.32 del 20 febbraio 2015 il CIPE, ha proceduto all’individuazione, e relativa assegnazione, di una dotazione finanziaria da destinare ad interventi di mitigazione del rischio idrogeologico immediatamente cantierabili e prioritari per livello di rischio, ricadenti nell’ambito delle aree metropolitane e urbane.

Le risorse afferiscono al Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC), programmazione 2014-2020, e sono state attribuite al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio in qualità di amministrazione responsabile dell’attuazione del piano di interventi previsto, d’intesa con la Struttura di missione della Presidenza del consiglio dei ministri contro il dissesto idrogeologico.

Un importo di 450 milioni di euro è direttamente finalizzato alla realizzazione di interventi.

Ulteriori 100 milioni di euro sono finalizzati a stimolare l’efficace avanzamento, in particolare nel Mezzogiorno, delle attività progettuali delle opere di mitigazione del rischio da inserire nel Piano nazionale 2015-2020 contro il dissesto idrogeologico.

Con la delibera sono state inoltre individuate risorse disponibili a legislazione vigente per l’importo di 150 milioni di euro, anch’esse da destinare agli interventi localizzati nelle aree metropolitane e urbane, così articolate:

  • 40 milioni di euro, quali risorse del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, a valere sulle disponibilità recate dall’articolo 1, comma 111, della legge n. 147/2013 (Legge di stabilità 2014);
  • 110 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione 2007-2013, di cui all’articolo 7, comma 8, del decreto legge n. 133/2014 (cd. “Sblocca Italia”).

L’assegnazione delle risorse del fondo FSC 2014-2020, per l’importo di 550 milioni di euro, è così articolato:

  • 50 milioni di euro per il 2015;
  • 75 milioni di euro per il 2016;
  • 275 milioni di euro per il 2017;
  • 75 milioni di euro per il 2018;
  • 75 milioni di euro per il 2019.

Pertanto la delibera CIPE 32/2015 ha mobilizzato complessivamente risorse per un importo di 700 milioni.

A queste risorse si sono poi aggiunti 56.438.142 euro disponibili per l’esercizio 2015 sullo stato di previsione del Ministero dell’ambiente.

Gli interventi da finanziare sono stati individuati, ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del decreto legge n. 133 del 2014, con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM 15 settembre 2015), sulla base dei criteri e secondo le procedure di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 febbraio 2015.

La legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, pubblicata sulla G.U. n. 13 del 18 gennaio 2016, ha istituito all’art. 55 il “Fondo per la progettazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico”.

Tale norma dà copertura legislativa alla destinazione di risorse previste dalla delibera CIPE n. 32/2015 in favore della progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico e ne permette l’effettivo utilizzo. Il Fondo è di tipo rotativo, prevedendo che, nei casi in cui la progettazione sia stata finanziata con le risorse del Fondo, riaffluiscano ad esso le risorse imputate agli oneri di progettazione nei quadri economici dei progetti definitivi approvati. Il funzionamento del Fondo sarà disciplinato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

Le figure che seguono rappresentano una sintesi grafica dei contenuti della delibera 32/2015 correlati agli interventi selezionati e oggetto di finanziamento.

Grafico n.1
Grafico n.2

Grafico n. 3


Grafico n.4

Grafico n.5


Misure di compensazione territoriale a favore dei siti che ospitano centrali nucleari ed impianti del ciclo combustibile nucleare (decreto legge n.314/2003, art.4, comma 1-bis, come convertito dalla legge n.368/2003 e successive modifiche e integrazioni).

Il decreto-legge n.314/2003, come convertito dalla legge n.368/2003, stabilisce all’articolo 4, comma 1-bis, l’attribuzione di misure di compensazione territoriale a favore dei siti che ospitano centrali nucleari ed impianti del ciclo del combustibile nucleare, sino al definitivo loro smantellamento. La norma prevede che l’ammontare complessivo annuo di tali misure sia definito mediante la determinazione di un’aliquota della componente della tariffa elettrica pari a 0,015 centesimi di euro per ogni chilowattora consumato, con aggiornamento annuale sulla base degli indici ISTAT dei prezzi di consumo.

I contributi sono assegnati con deliberazione del CIPE, sulla base delle stime di inventario radiometrico dei siti determinato annualmente, con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, su proposta di ISPRA che tiene conto della pericolosità dei rifiuti radioattivi.

Quest’ultima viene stimata sulla base di tre componenti:

  1. la radioattività presente nelle strutture stesse dell’impianto in forma di attivazione e di contaminazione, che potrà essere eliminata solo al termine delle procedure di disattivazione dell’impianto stesso;
  2. i rifiuti radioattivi presenti, prodotti dal pregresso esercizio dell’impianto o comunque immagazzinati al suo interno;
  3. il combustibile nucleare, fresco e soprattutto, irraggiato, nonché le materie nucleari eventualmente presenti.

La normativa vigente prevede che il contributo relativo al sito dell’impianto nucleare sia ripartito nella seguente misura:

  • 50% al comune nel cui territorio è ubicato il sito;
  • 25% alla relativa provincia;
  • 25% ai comuni confinanti con il comune interessato.

Il contributo spettante ai comuni confinanti è calcolato in proporzione alla superficie ed alla popolazione residente nel raggio di 10 km dall’impianto.

Gli impianti presi in considerazione sono tutti quelli oggi gestiti dalla SOGIN, con l’eccezione di alcune ulteriori installazioni, tra le quali quelle del Centro Comune di Ricerche di Ispra (VA), dove nel passato sono state svolte diverse attività di ricerca anche per conto degli esercenti italiani e che pertanto è stato incluso nella valutazione.

Le deliberazioni del CIPE hanno da sempre previsto una finalizzazione ambientale dei contributi assegnati. Nelle ultime delibere è stato previsto un più preciso vincolo di destinazione delle risorse al finanziamento di interventi mirati all’adozione di misure di compensazione in campo ambientale e in particolare in materia di: tutela delle risorse idriche; bonifica dei siti inquinati; gestione dei rifiuti; difesa ed assetto del territorio; conservazione e valorizzazione delle aree naturali protette e tutela della biodiversità; difesa del mare e dell’ambiente costiero; prevenzione e protezione dall’inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico; interventi per lo sviluppo sostenibile. E’ previsto, inoltre, l’impegno, per gli Enti beneficiari dei contributi, di presentare al Ministero dell’ambiente una rendicontazione relativa all’utilizzo delle risorse assegnate. Sull’impiego di tali risorse, il Ministero è chiamato a relazionare al Comitato entro il 31 dicembre dell’anno successivo al riparto.

Le figure che seguono illustrano la distribuzione territoriale dei nove impianti presi in considerazione per la determinazione del contributo (fig.1), le quote percentuali del contributo correlato a ciascun impianto in ragione delle stime annuali dell’inventario radiometrico MATTM-ISPRA (fig. 2) e l’ammontare dei contributi assegnanti dal CIPE a partire dal 2008 ai Comuni sede di impianto, alle relative Province ed ai Comuni confinanti con quelli sede di impianto (fig. 3).

 MISURE DI COMPENSAZIONE TERRITORIALE PER IL  NUCLEARE
(Legge n. 368/2003, art.4, comma 1 bis)
Ubicazione  delle centrali  e degli impianti del ciclo del combustibile nucleare presi in considerazione per la determinazione delle misure compensative (fig.1)1 ubicazioni centrali e impianti

MISURE DI COMPENSAZIONE TERRITORIALE PER IL  NUCLEARE
Ripartizione del contributo tra i Comuni e le Province

(Legge n. 368/2003, art.4, comma 1 bis)
importi cumulati 2008-2013 (fig.2)2 ripartizione contributo

MISURE DI COMPENSAZIONE TERRITORIALE PER IL  NUCLEARE
(Legge n. 368/2003, art.4, comma 1 bis)
Quote percentuali relative a ciascun impianto sulla basedelle stime
di inventario radiometrico dei siti. Periodo 2008-2013
(fig. 3)3 quote

.

Link utili:
Italia sicura