1967 – 2017: il CIPE compie cinquant’anni

Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) viene istituito con legge nel 1967. Il Comitato, in realtà, era già operativo dal settembre del 1965 in seno al CIR (Comitato interministeriale per la ricostruzione) a seguito della delibera del Consiglio dei Ministri del 14 aprile 1965. Nello stesso anno era stato presentato – nella seduta del 23 settembre – il disegno di legge a firma del Presidente del Consiglio Aldo Moro e del Ministro del Bilancio, Giovanni Pieraccini, con il concerto del Ministro del Tesoro Emilio Colombo, recante “Attribuzioni e ordinamento del Ministero del Bilancio e della programmazione economica e istituzione del Comitato interministeriale per la programmazione economica” che, dopo circa un anno e mezzo di lavori parlamentari, viene approvato (legge 27 febbraio 1967, n. 48). La legge n.48 del 1967 colloca il CIPE, indicato nella stessa relazione illustrativa quale “organo di direzione politica”, al centro dell’azione propulsiva del Governo in materia di programmazione economica.

Il 1967 è l’anno della guerra dei sei giorni tra Israele ed Egitto, i Beatles pubblicano Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, Barnard effettua il primo trapianto di cuore e Felice Gimondi vince il giro d’Italia. Il Governo in carica è il 3° governo Moro, il ventunesimo governo della Repubblica Italiana, che sarà il quarto e ultimo della IV° legislatura, che resterà in carica dal 24 febbraio del 1966 al 25 giugno del 1968 per un totale di 852 giorni.

I primi anni
Sono ancora gli anni del miracolo economico, il PIL è ancora in crescita, il tasso di disoccupazione è al 5,4 e l’anagrafe registra un importante incremento demografico (il 1964 è stato l’anno del picco delle nascite), non a caso, negli anni dal 1950 al 1970 il reddito pro capite in Italia era cresciuto più rapidamente che in ogni altro paese europeo salvo la Germania occidentale . Dal punto di vista istituzionale la creazione del CIPE, come è stato sottolineato, “segna una vera e propria svolta nella tematica dei comitati interministeriali” perché dalla sua istituzione inizia un processo di arresto della proliferazione di tali organi che aveva caratterizzato gli anni precedenti e che aveva generato diverse criticità tra le quali quella della creazione di una pluralità di centri di imputazione dell’indirizzo politico e governativo. Col CIPE inizia una fase di concentrazione e razionalizzazione dei comitati interministeriali che porterà via via ad una loro drastica riduzione.
Politicamente l’istituzione del CIPE risponde all’esigenza di rilanciare l’intervento pubblico in economia attraverso la cultura della programmazione, non più settoriale, ma generale, in linea con gli assetti della stagione del centro sinistra in cui c’è maggiore attenzione al tema della pianificazione.
Il CIPE viene originariamente incaricato di “predisporre gli indirizzi della politica economica nazionale e le linee generali per l’ impostazione dei progetti di bilancio annuali e pluriennali di previsione dello Stato; per promuovere a tale scopo le attività della Pubblica Amministrazione e degli Enti Pubblici; per esaminare la situazione economica generale ai fini dell’ adozione di provvedimenti congiunturali”. Si vuole dare forma e sostanza ad un organismo, posto sotto la titolarità del Ministero del bilancio e della programmazione economica, che coordini l’azione programmatoria del Governo secondo un’idea di programmazione centralizzata del quadro di azioni sia pubbliche che private. L’idea di fondo è che il CIPE assuma il ruolo di organo di impulso dell’azione di Governo sia in materia di politica economica generale e congiunturale, sia di programmazione economica e di bilancio e sia di politica economica comunitaria. Come è stato sottolineato “la programmazione nascente attraverso il Cipe, scommetteva, così, sulla possibilità di un governo unitario dell’economia”.

Nei primi anni rilevano le deliberazioni sull’energia (1967), il Piano di riassetto telefonico (1967) e il programma strategico con finanziamenti alla SIP – Società Italiana per l’esercizio telefonico la principale azienda di telecomunicazioni italiana in ambito IRI (1969), la ricostruzione del Vajont (1968) e del Belice (1969) il progetto per la metropolitana di Roma (1968) e di altre città (1971), la chimica di base (Montedison) e ricerca spaziale europea (1971).

Gli anni Settanta/Ottanta
Negli anni settanta, abbandonata l’impostazione di programmazione di prima maniera, ovvero quella di carattere generale (nel 1971 era stato approvato il Programma economico nazionale con durata quinquennale) il CIPE diventa il luogo di coordinamento delle politiche economiche settoriali dei diversi dicasteri. Ad esempio nel 1971 il CIPE delibera il programma di investimenti industriali in Sicilia e in Calabria, con il quale si indica la strada dell’industrializzazione nel mezzogiorno. Negli stessi anni rilevano le deliberazioni sui programmi IRI, ENI ed EFIM.
L’ordinamento delle funzioni di Governo vengono finalmente disciplinate da una legge organica, la legge n. 400 del 1988 che detta speciali norme per i comitati interministeriali attribuendo al Presidente del Consiglio poteri di direttiva e impulso.

Gli anni Novanta
Nel corso degli anni novanta inizia anche il processo di privatizzazione di settori pubblici e il CIPE svolge un ruolo importante. Rilevano, ad esempio, le direttive in materia di procedure di cessione delle partecipazioni dello Stato derivanti dalla trasformazione degli enti pubblici economici e delle aziende autonome e le delibere di trasformazione in società per azioni delle Ferrovie dello Stato, dell’ENI, dei Monopoli di Stato. Nel 1993, nell’ambito di un processo di razionalizzazione e semplificazione dell’azione di governo, che risponde alla necessità generale di un contenimento della spesa pubblica, vengono eliminati i numerosi comitati interministeriali ricreatisi nel corso degli anni precedenti e restituite ai ministeri una parte delle funzioni programmatorie, con contestuale assegnazione al CIPE delle competenze residuali non conferite agli stessi.


La trasformazione in società per azioni degli Enti pubblici economici e delle Aziende autonome statali rappresenterà la prima fase di un più complesso processo di privatizzazione con il collocamento sul mercato di quote del settore pubblico dell’economia (1992). Sempre negli anni 90 a seguito della soppressione della ex Cassa per il Mezzogiorno si avvia la stagione della stipula delle Intese di programma, tra cui per prime quelle relative a Napoli e Gioia Tauro.
Con la legge 3 aprile 1997, n. 94, che ha disposto l’unificazione dei Ministeri del tesoro e del bilancio e della programmazione economica e il riordino delle competenze del CIPE, il Comitato viene riorganizzato. Vengono eliminati i compiti di gestione finanziaria, tecnica e amministrativa, che sono trasferiti alle amministrazioni competenti. Il CIPE diviene l’organo preposto alla definizione delle “linee di politica economica da perseguire in ambito nazionale, comunitario ed internazionale” e degli “indirizzi generali di politica economica per la valorizzazione dei processi di sviluppo delle diverse aree del Paese, con particolare riguardo alle aree depresse”. Inoltre, il CIPE assume, tra le proprie competenze, anche “il coordinamento ed indirizzo generale in materia di Intese Istituzionali di Programma e di altri strumenti di programmazione negoziata” e la definizione delle “linee guida ed i principi comuni per le amministrazioni che esercitano funzioni in materia di regolazione dei servizi di pubblica utilità”.

Il primo decennio del 2000
Con l’entrata in vigore della legge n. 443 del 2001 – “Legge obiettivo” il CIPE assume un ruolo decisivo nel processo di realizzazione di infrastrutture e grandi reti comprese nel Programma Infrastrutture Strategiche (PIS). Al Comitato viene attribuita la competenza all’approvazione dei progetti infrastrutturali e la relativa assegnazione delle risorse finanziarie. Sono gli anni in cui l’attenzione politica è concentrata sul ruolo degli investimenti nelle infrastrutture strategiche, anche attraverso forme di partenariato pubblico/privato, per favorire la crescita e avviare un’ulteriore fase di modernizzazione del Paese in sintonia con il processo di integrazione europea che stava per compiere un passo fondamentale con l’adozione della moneta unica.


Inoltre nel 2002 (ai sensi dell’articolo 61 della legge n. 289/2002) viene conferita al CIPE un’altra competenza strategica, ovvero il riparto il Fondo per le aree sottosviluppate (FAS) ora Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) con l’attribuzione al Comitato della competenza generale in materia di coordinamento e programmazione delle politiche pubbliche finalizzate a recuperare gli squilibri socio-economici del Paese. Le competenze in materia di infrastrutture strategiche e Fondo per lo sviluppo e la coesione (FAS/FSC) saranno quelle che caratterizzeranno maggiormente l’azione del Comitato negli anni 2000.
Nel 2006 le strutture tecnico/amministrative di supporto al Comitato, fino ad allora operanti presso il Ministero dell’economia e delle finanze, vengono trasferite a Palazzo Chigi dal Governo Prodi. Si tratta della più importante innovazione degli assetti organizzativi del Comitato. L’obiettivo è quello di rafforzare il ruolo del Presidente del Consiglio nel coordinamento della politica economica e delle attività di programmazione. Il Segretariato del CIPE viene accorpato al Dipartimento affari economici della Presidenza del Consiglio (DAE) favorendo, in seguito, la nascita di una nuova struttura con competenze economiche della Presidenza del Consiglio, ovvero l’attuale Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE).

Il CIPE e la crisi economica del 2009
Negli ultimi anni l’azione del Comitato è stata caratterizzata dalla necessità di fronteggiare la crisi economica esplosa nel 2009. La legge 28 gennaio 2009, n. 2, attribuisce al CIPE il compito di assegnare una quota delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate FAS al “Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale”, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tale Fondo è stato immaginato come una delle risposte alla crisi economica internazionale che cominciava a produrre effetti importanti sull’economia nazionale: sono crollate produzione industriale ed esportazioni, è sceso drasticamente il PIL. Il termine “reale” va letto come una maggiore attenzione al sistema produttivo e segna una presa di distanza dall’eccessiva finanziarizzazione dell’economia, considerata una delle cause della crisi economica che, non a caso nasce negli Stati Uniti dalla vicenda dei mutui sub prime. L’idea è che attraverso una riprogrammazione delle risorse disponibili si possano attivare investimenti pubblici e generare le condizioni per una risposta strutturale alla crisi. Con delibera n. 4 del 6 marzo 2009, il Comitato Interministeriale ha disposto, quale dotazione iniziale del Fondo strategico, una riserva di programmazione di oltre 9 miliardi di euro per il sostegno dell’economia reale e delle imprese.
Vengono, inoltre, istituiti altri due Fondi con la finalità che, unitamente al Fondo strategico, contribuiscano a rispondere alla crisi. La ratio è che una quota delle risorse nazionali ugualmente disponibili del Fondo aree sottoutilizzate sia assegnata dal CIPE, presieduto in maniera non delegabile dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nonché con il Ministro per le infrastrutture ed i trasporti al “Fondo infrastrutture” per la messa in sicurezza delle scuole, per le opere di risanamento ambientale, per l’edilizia carceraria, per le infrastrutture museali ed archeologiche e le infrastrutture strategiche per la mobilità’ e al Fondo sociale per occupazione e formazione per attività’ di apprendistato, prioritariamente svolte in base a libere convenzioni volontariamente sottoscritte anche con università’ e scuole pubbliche, nonché di sostegno al reddito.
Per le risorse dei tre fondi, in quanto derivanti dal Fondo per le aree sottoutilizzate resta fermo il vincolo di destinare alle Regioni del Mezzogiorno l’85 per cento delle risorse ed il restante 15 per cento alle Regioni del Centro-Nord.
L’utilizzo del Fondo strategico a sostegno dell’economia reale verrà condizionato fortemente dal terremoto in Abruzzo dell’aprile 2009. Una buona parte delle risorse del fondo verranno infatti utilizzate per rispondere agli effetti del drammatico sisma che oltre a distruggere una delle città d’arte italiane metterà in ginocchio un intero territorio.
Gli ultimi anni
La storia recente del CIPE vede innanzitutto l’istituzione del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE). Il nuovo Dipartimento oltre a curare l’istruttoria delle proposte provenienti dalle Amministrazioni competenti da sottoporre all’approvazione del CIPE e le attività amministrative consequenziali alle relative deliberazioni, svolge funzioni di supporto allo stesso Comitato e alla Presidenza del Consiglio in materia di infrastrutture e trasporti, regolazione tariffaria dei servizi di pubblica utilità (autostrade, aeroporti, porti, ferrovie, settore idrico), riparto delle risorse nazionali e comunitarie per lo sviluppo e la coesione territoriale, attività produttive ed energia, ricerca e innovazione tecnologica, sanità, politiche sociali e abitative, sviluppo sostenibile dell’ambiente e del territorio, interventi per le bonifiche dei siti e la riqualificazione idrogeologica e, infine, attività di coordinamento e gestione delle banche dati sugli investimenti pubblici e di analisi economica degli andamenti nazionali e internazionali nonché della spesa in conto capitale.

Negli anni 2014-2016 a fronte di una tendenziale riduzione del numero di sedute e di deliberazioni si registrano importanti deliberazioni. I finanziamenti attivati dal CIPE nel 2014-2016 sono stati complessivamente di 75,5 miliardi di euro, di cui 6,5 miliardi nel 2014, 22,8 miliardi nel 2015 e 46,2 miliardi nel 2016, anche grazie alla programmazione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014-2020.
I 46,2 miliardi di finanziamenti attivati nel 2016 hanno riguardato in particolare il settore delle infrastrutture dei trasporti per 23,3 miliardi di euro (di cui 7,9 miliardi per strade e autostrade, 7,4 miliardi per ferrovie e metropolitane e il resto per altre infrastrutture incluse nel Piano operativo del Ministero delle infrastrutture e trasporti FSC 2014-2020, nel Programma Operativo Complementare “Infrastrutture e reti” 2014 – 2020, e nei patti con città metropolitane e regioni). Inoltre sono stati attivati 7,3 miliardi di euro per ambiente e energia, 4,6 miliardi di euro per il settore della ricerca, cultura e turismo, 5 miliardi di euro per il sostegno alla competitività delle imprese, 300 milioni di euro per la ricostruzione post sismica, 2,8 miliardi di euro per i programmi operativi complementari. Storica resta la riunione del 1° maggio 2016 nella quale è stato approvato il più importante finanziamento organico al settore dei beni culturali, pari a un miliardo di euro.

Riferimenti Costituzionali del Comitato interministeriale per la programmazione economica

Art. 41, terzo comma:
“La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Art. 95, primo comma:
“Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri”.

Il CIPE ha adottato ad oggi 6399 deliberazioni:

Firmatario*
CIAMPI (649)
LA MALFA G. (579)
TREMONTI (469)
BERLUSCONI (442)
ANDREOTTI (356)
GIOLITTI (313)
CIRINO POMICINO (312)
MORLINO (255)
ROMITA (235)
PRODI (205)
MASERA (202)
VISCO (202)
RENZI (199)
MONTI (176)
AMATO (175)
SPAVENTA (169)